Monthly Archive: December 2016

Cosa fare nei weekend di inverno? Una passeggiata al Giardino Botanico di Porto Caleri

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Come gustarsi il mare d’inverno? Certo, una passeggiata sul bagnasciuga è bella in qualsiasi stagione. Ma a Porto Caleri, precisamente all’interno del Giardino Botanico, in alcune giornate si può fare molto di più. Si può scoprire la natura marittima invernale, ad esempio.

Con una breve escursione (circa tre chilometri e mezzo di percorso, quindi un’oretta e mezza con tutte le tappe annesse) si può passeggiare in tre diversi ambienti, che possiedono vegetazione e fauna molto diverse tra loro. Che, soprattutto con la pace dell’inverno, regalano sensazioni mozzafiato e panorami indimenticabili. Il tutto a due passi da Rosolina Mare. Ho deciso di fare un’escursione al Giardino Botanico di Porto Caleri per potervela raccontare, accompagnata da una guida forestale, per scoprire tutte le sue sorprese, i suoi colori, i suoi profumi.

Premessa: non è sempre possibile visitare Giardino Botanico d’inverno. Se da aprile a metà ottobre è sempre aperto, nella stagione invernale è aperto su prenotazione o bisogna cogliere le occasioni di apertura. In questo caso ho approfittato dell’iniziativa Boschi di Natale, organizzata dalla Regione Veneto e dalle Pro Loco e Unpli regionali, in cui vari boschi del Veneto hanno aperto i battenti ai visitatori, mettendo a disposizione delle guide specializzate. Se cercate sul sito www.parcodeltapo.org potrete trovare tutte le date di apertura straordinarie del Giardino Botanico Ne saranno previste altre, soprattutto verso primavera. Si segnala la giornata delle fioriture, appuntamento classico generalmente la seconda domenica di maggio.

Il punto di incontro era la biglietteria del Giardino Botanico, dove i tanti volontari della Pro Loco hanno acceso un camino per prepararci anche uno spuntino, sempre tutto polesano: salame cotto, polenta, crêpes al radicchio e fagioli. Un gusto rustico e saporito, ottimo in una fredda giornata invernale. Abbiamo poi iniziato la nostra escursione partendo dalla pineta, accompagnati da una guida: sembrava di essere in montagna, circondati da pini, ginepri e sentieri ricoperti di terra, ma in realtà eravamo a due passi dal mare, su di una duna di sabbia. La pineta è stata piantata dagli anni 30 agli anni 50 per proteggere Rosolina dal vento del mare. Le piante e la vegetazione hanno poi attecchito in modo spontaneo, riproducendosi senza innesti vivaistici, quindi presentano un aspetto disordinato e assai caratteristico: se non ci fosse stata la passerella di legno a guidarci, ci saremmo sicuramente persi. E’ un labirinto di piante sempreverdi, aghi di pino, bacche colorate, muschi e licheni: un piacere per l’olfatto, che riesce a riconoscere la salsedine quanto l’odore di bosco nello stesso respiro.

Si passa poi all’area lagunare: la famosa barena, dove spesso la terra finisce ricoperta dal mare per l’alta marea. Qui le piante sono molto diverse: devono resistere al sale. Gli alberi quindi scompaiono, e fioriscono esemplari particolari di piante perenni resistenti alla forte salinità del terreno. Alcuni apicoltori hanno istallato delle arnie per produrre il famoso miele di barena: meno dolce, che fa percepire sfumature di salsedine portate proprio dal vento e da questi fiori resistenti al sale. Si cammina su un pontile di legno per evitare di sporcarsi con il fango e si osserva la meraviglia della laguna di Caleri, a pochi passi dall’isola di Albarella, con i suoi allevamenti di vongole e le poche barche di pescatori tra la nebbia.

Infine, si arriva al mare. Il mare d’inverno è molto diverso da quello estivo. Sulla spiaggia ci sono detriti portati dalle mareggiate, non è regolare e pieno, ma forma dune e anse. La vegetazione piano piano scompare: da tamerici le piante diventano cespugli sparuti e poi solo sabbia. Resistono solo pochi licheni, alghe che si fondono con funghi per sopravvivere in territori estremi come quello della Siberia e del Delta del Po. Il paesaggio si trasforma in lunare, circondati di dune bianche e pochi steli protesi verso l’alto: sono i cespi di sparto pungente (Ammophila littoralis) che, costituendo una barriera al vento, determinano l’accumulo della sabbia contribuendo allo sviluppo delle stesse dune.

L’habitat è l’ideale per molti uccelli, tanto che molti appassionati di birdwatching arrivano nel Delta anche d’inverno. Ma non solo: si tratta di un’ambiente particolare perché riesce a coniugare le caratteristiche di bosco a quelle di laguna e di spiaggia e perchè testimone dell’evoluzione della vegetazione della costa del Delta: ogni pianta, anche quelle commestibili, hanno sapori particolari e caratteristici, irripetibili. Chiedete a qualche contadino della zona, ad esempio, dell’erba stella: si tratta di una pianta commestibile che se si pianta in giardino o si compra al supermercato non ha minimamente lo stesso sapore di quella cresciuta in maniera selvaggia nel Delta.

Siamo davvero fortunati a poter contare su un territorio così pieno di particolarità e non ancora sopraffatto dall’uomo.

Un consiglio: il Giardino Botanico di Porto Caleri va visto a ogni stagione, in quanto la sua fisionomia e i suoi colori cambiano radicalmente.

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Quali sono i territori che fanno parte del Parco del Delta del Po

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Prima di iniziare il nostro viaggio, delimitiamo geograficamente l’area di cui stiamo parlando. Il Parco del Delta del Po, corrisponde ovviamente all’area in cui il Grande Fiume incontra il mare dividendosi in tanti rami, che creano il Delta: guardando l’Italia dall’alto è quella sorta di triangolo sabbioso che si vede tra Venezia e Ferrara. E’ il territorio più giovane d’Italia: la caratteristica sporgenza della parte alta dello Stivale italiano ha iniziato a formarsi poco meno di 400 anni fa ed è in continua evoluzione.

Da dove inizia il territorio del Parco? Il Delta del Po Veneto si estende per 786 chilometri quadrati, di cui oltre 160 sono valli e lagune, l’estensione delle aree protette del Parco è di 120 chilometri quadrati. Sono 9 i comuni interessati: Adria, Ariano nel Polesine, Corbola, Loreo, Papozze, Porto Tolle, Porto Viro, Rosolina, Taglio di Po. Si può quindi determinare che il “confine geografico” del Parco coincida con la città di Adria: una volta superata, si entra nel cuore del Delta.

Ovviamente anche l’area del Parco è attiva e abitata, con molte attività produttive: sono oltre 73 mila gli abitanti dell’intera area del Delta.