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Il Delta del Po rappresenta un’oasi di relax, natura, lontana dal caos di tutti i giorni. Ma non solo oggi: già nei primi anni del 900 questo territorio veniva vissuto come una sorta di rifugio Zen, per staccarsi dal ritmo incalzante della modernità. Lo sapevate ad esempio che nel cuore del Delta del Po, per circa dieci anni, è esistita una Repubblica indipendente? Si chiamava la repubblica di Bosgattia, detta anche Tamisiana Repubblica di Bosgattia, che rappresentò, dal 1946 al 1955, l’illusione di una nazione esterna alla società civile, creata nella golena di Panarella di Papozze, e poi sull’isolotto del Balotin in prossimità di Corbola. L’idea era quella di estraniarsi totalmente dalla modernità di quegli anni, creando una sorta di ambiente indipendente dove si viveva en plain air.

Si trattava di una sorta di campeggio libero con grande libertà d’animo. Nacque dall’idea di un gruppo di uomini (le donne erano escluse), guidato dal linguista Luigi Salvini, che occupò la piccola porzione emersa di terra e vi risiedette, per dieci anni, da luglio a settembre. Sposato con Matelda Cattozzo, originaria della zona, Salvini fondò la libera, indipendente, periodica, transitoria e analfabeta Tamisiana Repubblica di Bosgattia.

Ancora oggi si può scoprire molto di Bosgattia, ad esempio visitando il museo dedicato alla repubblica di Bosgattia: è visitabile telefonando a Luca Serain al 329-7177616 (Azienda Agricola Corte Milana, via Marcanta n. 62 Papozze). Alla scoperta di Bosgattia dedicò numerosi studi il professor Dimer Manzolli, con i suoi quaderni sul sito dell’accademia del tartufo polesana. Ecco alcuni link per leggere i quaderni: http://www.accademiadeltartufo.org/images/Quaderno_anniversario_repubblica_di_bosgattia.pdf oppure http://www.accademiadeltartufo.org/images/stories/quaderno_40.pdf

Il simbolo di Bosgattia era rappresentato da un suino bianco, in campo rosso stellato. I bosgattesi, così si chiamavano gli abitanti, vivevano di pesca, all’interno di tende canadesi. C’erano regole ferree: l’accesso all’isolotto non era libero, ma era necessario munirsi di una sorta di lasciapassare, convalidato dal Serenissimo Consiglio degli Anziani della Confraternita del Tamiso e Bosgatto che, in cambio del consenso, pretendeva dal richiedente la cattura di un pesce gatto sganciato dall’amo. Era vietato l’uso di qualsiasi cosa ricordasse la terra ferma: la radio, i grammofoni, i libri, i giornali.

A Bosgattia vigeva una valuta locale e si realizzavano pure le cartoline postali e i francobolli (tuttora ricercatissimi dai collezionisti), di diversi valori, caratterizzati da simboli o tipiche scene di vita bosgattese. Anche la gastronomia era peculiare: risotto di cefalo, la zuppa di pesce, la carpa arrostita, il pesce gatto in umido, le anguille e le uova cucinate in modo particolare, i meloni e le angurie.

Il professor Salvini, nei mesi invernali, si ammalò gravemente e morì nel 1957. La repubblica si dissolse, ma l’esperienza non fu mai dimenticata con l’allestimento di mostre e di uno specifico museo a Papozze. Per chi volesse saperne di più, consiglio questi libri:  L.Salvini, “Una tenda in riva al Po”; Antonio Dimer Manzolli, Repubblica di Bosgattia. A tavola con Salvini, Papozze, I Quaderni dell’Accademia del Tartufo del delta del Po, n. 1, scaricabile sul sito www.accademiadeltartufo.org.